VERSO IL MERANO

Qui si parla sul Galoppo in generale, nazionale ed internazionale.. Di tutto tranne del pronostico della giornata odierna, di cui si parla nel topic relativo alla giornata.

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patrizio

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#1

Messaggio da patrizio » 20/09/2020 - 7:59

Gran Premio Merano – La storia

La storia del Gran Premio Merano inizia nel 1935, ma in verità già prima di quell’anno la città era nota per le corse dei cavalli, disputate sin dal tardo ottocento quando il territorio dipendeva dalla corte degli Asburgo.

Gli albori. È appunto però nel 1935 con la costruzione dell’ippodromo, che possiamo datare l’avvio della moderna tradizione ippica meranese e l’attribuzione all’impianto della specializzazione di pista prevalentemente destinata alle corse ad ostacoli, seppure con una spiccata vocazione anche per quelle in piano.
Contestualmente alla costruzione della struttura e alla prima edizione del Gran Premio venne istituita la Lotteria di Merano che, tra le poche lotterie nazionali, era quella con la maggiore dotazione.

Internazionalità. Il Gran Premio Merano ha contribuito in maniera  notevole alla diffusione del nome della città e del suo ippodromo sia a livello nazionale che internazionale.
È un Gran Premio di grandissima tradizione e prestigio, diverso da tutti gli altri del panorama ippico e per questo in grado di occupare un posto speciale sia tra gli appassionati e gli addetti ai lavori sia tra coloro che si affacciano solo occasionalmente a questo sport.

Grandi firme. Infinite sono le storie di uomini e cavalli che questa corsa custodisce, come ad esempio quella del primo vincitore, il francese Roi de Trèfle, a testimonianza di come sin dagli albori  si sia ritagliata uno spessore internazionale, ancora oggi riconosciuto.
È stato il sauro Or Jack negli anni Novanta a vincerlo per tre volte consecutive, Aegior condivide con lui questo primato ma in anni diversi, Pigalle lo ha dominato nel 1968 con una galoppata da molti considerata la più eclatante della storia della corsa, The Champ si chiamava il cavallo che lo vinse venendo da più lontano (Nuova Zelanda), e Creme Anglaise la cavalla che per prima ha vinto il “Merano” in rappresentanza di colori locali che sono saliti sul gradino più alto anche nel 2002 con Present Bleu.
Negli ultimi anni Merano ha saputo rinvigorire questa vocazione di punto di incontro dell’ostacolismo europeo, grazie alla partecipazione di cavalli provenienti, oltre che dalla Francia, anche da Germania, Austria, Polonia, Repubblica Ceca e da Oltremanica
Nel 1999 Kifti è stato il primo tedesco a vincere, mentre il ceco Masini ha iscritto per la prima volta nel 2004 il nome di un cavallo di scuderia dell’Est nell’albo d’oro. Sharstar è stato l’ultimo beniamino italiano al 100% a trionfare con l’uno-due del biennio 2008-09, mentre le edizioni 2013-14 hanno premiato il sodalizio ceco-italiano di Alpha Two. Nel 2015, alla presenza fra gli altri degli ospiti irlandesi Willie Mullins e Ruby Walsh (allenatore e fantino ad ostacoli  fra i più celebri al mondo), è tornato a vincere un cavallo tedesco, Kazzio. Nel 2016 e 2017 il vento dell’Est è tornato a sofffiare nella conca meranese per merito di Mazhilis ed Al Bustan. Nell’edizione 2018 il francese Le Costaud ha invece dettato legge, mentre nell’edizione dello scorso anno il proprietario altoatesino Josef Aichner ha festeggiato la vittoria grazie al suo portacolori L’Estran

 Il Gran Premio Merano, insomma, è una storia fatta di jockey vincitori e sconfitti, che hanno corso per un’intera carriera inseguendo la vittoria. Il francese Christoph Pieux guida la classifica con ben quattro successi, mentre Dirk Fuhrmann  Raffaele Romano e James Reveley lo seguono con tre vittorie a testa.

Il discorso è identico per allenatori e proprietari perché questa corsa come solo poche altre consente di entrare di diritto nella storia e nella gloria dell’ippica.
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savinoz

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#2

Messaggio da savinoz » 20/09/2020 - 8:55

patrizio ha scritto:
20/09/2020 - 7:59
Gran Premio Merano – La storia

La storia del Gran Premio Merano inizia nel 1935, ma in verità già prima di quell’anno la città era nota per le corse dei cavalli, disputate sin dal tardo ottocento quando il territorio dipendeva dalla corte degli Asburgo.

Gli albori. È appunto però nel 1935 con la costruzione dell’ippodromo, che possiamo datare l’avvio della moderna tradizione ippica meranese e l’attribuzione all’impianto della specializzazione di pista prevalentemente destinata alle corse ad ostacoli, seppure con una spiccata vocazione anche per quelle in piano.
Contestualmente alla costruzione della struttura e alla prima edizione del Gran Premio venne istituita la Lotteria di Merano che, tra le poche lotterie nazionali, era quella con la maggiore dotazione.

Internazionalità. Il Gran Premio Merano ha contribuito in maniera  notevole alla diffusione del nome della città e del suo ippodromo sia a livello nazionale che internazionale.
È un Gran Premio di grandissima tradizione e prestigio, diverso da tutti gli altri del panorama ippico e per questo in grado di occupare un posto speciale sia tra gli appassionati e gli addetti ai lavori sia tra coloro che si affacciano solo occasionalmente a questo sport.

Grandi firme. Infinite sono le storie di uomini e cavalli che questa corsa custodisce, come ad esempio quella del primo vincitore, il francese Roi de Trèfle, a testimonianza di come sin dagli albori  si sia ritagliata uno spessore internazionale, ancora oggi riconosciuto.
È stato il sauro Or Jack negli anni Novanta a vincerlo per tre volte consecutive, Aegior condivide con lui questo primato ma in anni diversi, Pigalle lo ha dominato nel 1968 con una galoppata da molti considerata la più eclatante della storia della corsa, The Champ si chiamava il cavallo che lo vinse venendo da più lontano (Nuova Zelanda), e Creme Anglaise la cavalla che per prima ha vinto il “Merano” in rappresentanza di colori locali che sono saliti sul gradino più alto anche nel 2002 con Present Bleu.
Negli ultimi anni Merano ha saputo rinvigorire questa vocazione di punto di incontro dell’ostacolismo europeo, grazie alla partecipazione di cavalli provenienti, oltre che dalla Francia, anche da Germania, Austria, Polonia, Repubblica Ceca e da Oltremanica
Nel 1999 Kifti è stato il primo tedesco a vincere, mentre il ceco Masini ha iscritto per la prima volta nel 2004 il nome di un cavallo di scuderia dell’Est nell’albo d’oro. Sharstar è stato l’ultimo beniamino italiano al 100% a trionfare con l’uno-due del biennio 2008-09, mentre le edizioni 2013-14 hanno premiato il sodalizio ceco-italiano di Alpha Two. Nel 2015, alla presenza fra gli altri degli ospiti irlandesi Willie Mullins e Ruby Walsh (allenatore e fantino ad ostacoli  fra i più celebri al mondo), è tornato a vincere un cavallo tedesco, Kazzio. Nel 2016 e 2017 il vento dell’Est è tornato a sofffiare nella conca meranese per merito di Mazhilis ed Al Bustan. Nell’edizione 2018 il francese Le Costaud ha invece dettato legge, mentre nell’edizione dello scorso anno il proprietario altoatesino Josef Aichner ha festeggiato la vittoria grazie al suo portacolori L’Estran

 Il Gran Premio Merano, insomma, è una storia fatta di jockey vincitori e sconfitti, che hanno corso per un’intera carriera inseguendo la vittoria. Il francese Christoph Pieux guida la classifica con ben quattro successi, mentre Dirk Fuhrmann  Raffaele Romano e James Reveley lo seguono con tre vittorie a testa.

Il discorso è identico per allenatori e proprietari perché questa corsa come solo poche altre consente di entrare di diritto nella storia e nella gloria dell’ippica.

Bel Post si respira aria di passione ippica che in un  momento come quello che stiamo vivendo è merce rara ;) 


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patrizio

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#3

Messaggio da patrizio » 20/09/2020 - 11:56

RIPORTO UN ARTICOLO DI GIORGIO BERGAMASCHI
DATATO  27 SETTEMBRE 2018



L’ultima domenica di settembre, nella stagione dell’uva e delle mele, i cavalli del Gran Premio Merano-South-Tyrol tornano al tondino per la 79ma volta. Eccola, finalmente, la corsa del galoppo più ricca d’anima: perché si disputa in un luogo inimitabile, un anfiteatro immerso nel verde d’una cornice di rara suggestione. Siamo certi che sarà ancora una volta un “Merano” di gran classe, presentato in una veste adeguata alla sua grandeur di steeple-chase internazionale. La scena, quella calcata dai più grandi campioni.

 La Scala degli ostacoli

Unico nel suo genere, situato nel cuore delle Alpi, l’ippodromo di Maia è adagiato nel cuore di Merano, incantevole luogo di villeggiatura e stazione termale. Di più: Merano è, sin dal Medio Evo, il punto d’incontro di chi cerca la salute. E la stele dedicata al dr. Franz Tappeiner, sulla passeggiata omonima, ne è l’emblema… L’impianto ippico s’è inaugurato nel 1935, lanciando il Gran Premio Merano, una delle corse ad ostacoli più dotate del mondo. Sulla “Scala degli ostacoli” convergono stabilmente scuderie da tutta Europa, che vedono in Maia l’ideale crocevia di confronto della forma continentale. Il primo vincitore si chiamava Roi De Trèfle: vinse il “Merano” all’età di sette anni, portando 65 chili. Un anno in più aveva Horizon, in evidenza nel 1936 mentre Empressor trionfava nel ’37, primo vincitore di 4 anni sul traguardo del “Merano”. In tante edizioni, la sfida del 4 anni agli anziani ha sempre rappresentato un motivo suggestivo, creando una sorta di… “corsa nella corsa”.

I 4 anni e “La corsa della vita”

L’ impresa di centrare il ricco ‘5000’ all’età di 4 i è stata realizzata anche da un’intrepida femmina, la piccola ma generosa Crème Anglaise, trionfatrice nel 1965 e poi da quella furia in biancorosso a nome Pigalle e dal coraggioso Tatti Jacopo, dal brutto anatroccolo Trapezio, autore di un doppio nel Gran Premio (1975-76) nonché dal meranese Ocean, chiudendo con i fuoriclasse Miocamen (1992) e Sharstar. Era l’epoca in cui nel Merano il buon quattro anni vinceva sì, ma gli anziani gli rendevano non pochi chili Nessuno ha però fatto ciò che è riuscito a Sharstar. Era l’edizione 2008, e il grande campione allenato da Paolo Favero e montato da Raf Romano ha trionfato nel giorno più importante correndo a pari peso contro gli anziani.

Ma, in quanto alla grandezza che diviene mito, il francese Or Jack è stato il campionissimo della corsa. In assoluto, il miglior saltatore del mondo di tutti i tempi, sulla pista di Maia: tre edizioni consecutive, riportate dal 1994 al ’96 mancando il poker ad opera del fiammingo Nommeo, che poteva vincer e grazie all’infortunio drammatico patìto da Or Jack, comunque giunto secondo sciorinando un repertorio sopraffino. Negli anni ’50, anche Aegior s’era imposto tre volte nella maratona, ma ad anni di distanza. Primo centro nel 1955, secondo alloro nel ’59 e terzo successo nel 1961. Un anno prima del secondo trionfo di Aegior, sulla scena di Maia era apparso Spegasso,portacolori della scuderia Mantova. Negli anni ’60 entrava poi nella leggenda l’indimenticabileCogne, colori della scuderia Aurora di Celeste Citterio e monta di Sandro Mattei. Tante partecipazioni, l’ultima all’età di 16 anni con ancora tanta voglia di ribadire la sua grandezza, comunque eccellente quarto al traguardo; per Cogne, trionfatore nel 1967 e nel 1969, la luminosa carriera ha annotato anche qualche sconfitta alternata a prove decorose, con i due fulgidi lampi del doppio successo nel GP. Cogne fu insomma il condensato di tutto quello che il “Merano” poteva essere: attesa, gioia, amarezza. Quel cavallo costituisce la bandiera stessa di una corsa e del suo ippodromo. Del resto, ad 11 anni (1969), il figlio di Tommaso Guidi e Costanza vinceva il secondo Merano piegando il transalpino Whitehall – dopo aver seguito la folgore Pigalle nel ’68 -, e due anni dopo per un misero “muso” capitolava ad opera di Mister Magoo, 4 anni di straordinaria classe.

Cogne, convinto d’aver vinto perché il francese era allo steccato opposto ed il “vecchio” non l’aveva visto arrivare come un tornado, al rientro nitriva con la coda alzata a mo’ di pennacchio e pieno d’orgoglio, mentre a Mattei due lacrime solcavano il volto di pietra. Un totem, l’icona che più di ogni altro contenuto rimanda il senso di una storia. Una giubba sola, a volte, basta per spiegare la grandeur di una classica.

Il dirompente 1968

E la storia continua. La Dormello Olgiata vince con Pigalle nel 1968. Già, torniamo ad un facoltoso 4 anni. È una fuga dirompente la sua, e Baseggio rischia la caduta quando, all’oxer, perde entrambe le staffe per via dello slancio impetuoso del cavallo. Ma, come per miracolo, le staffe rientrano nei piedi del giovanissimo Baseggio (già vincitore con Conte Biancamano) e da lì in poi la galoppata del campione è rapsodìa per i 20.000 spettatori trasformando l’irruenza sui salti in un elegante e devastante assolo nel tratto piano finale. Maia e la sua corsa-gioiello sono tante avventure. Esaltante quella di un gentleman, Andrea Donati, che in sella al suo Whispin trionfava nel 1972. E poi, la classe di Chivas Regal, finalmente vincitore nell’edizione del 1974 che nessuno avrebbe messo in discussione neppure due anni prima: sì, allorché a vincere era stato sì Whispin (con Cogne impegnato in una fuga prematura e suicida), ma solo perché un francese, Shako, aveva scaraventato a terra Chivas Regal rientrando in percorso dopo un errore compiuto dal fantino Françoise che provocava la collisione con Chivas.

Il dopo-Chivas Regal

Quando, nel 1973, lo specialista dei terreni paludosi allievo di Noël Pelat, Willpas, disperdeva Silver Trac, Whispin e Wild Block, Harry Bracci Torsi con Federico Regoli e Peppo Morazzoni stavano preparando già “il ritorno del santo”: Chivas Regal, dominatore nel 1974 quasi umiliando King Tady e Mile Zero, con Cogne quarto, a 16 anni! Ed il capolavoro dell’anno seguente, quello di Carlo Chiesa (titolare della National) e del trainer Roberto Feligioni? Già, alludiamo a Trapezio che, incapace di vincere in piano, s’inventò campione in ostacoli. Con lui, Ferdinando Saggiomo alzò le braccia al cielo in due edizioni, 1975 e 1976, fissando per sempre quello scatto nell’immaginario collettivo.

Nel settembre del ’77, è nuovamente la volta di un saltatore importato, il francese Red Chief di Lady M, e di un fantino dal talento straordinario che i salti addirittura li “ricama”, Gian Antonio Colleo. Red Chief e Colleo strappano l’ovazione alle competenti tribune di Maia. Il loro non è solo un percorso perfetto ma una sinfonia d’autunno intonata a tal punto nell’esecuzione, da lasciare un segno sublime. Perché il “Merano” è un romanzo di infinite suggestioni. E dietro Red Chief finisce secondo il compagno di colori Duel, con in sella il loro trainer, Orlando Pacifici. Ma davanti al fantino Pacifici, c’è ancora una volta la “bestia nera” della sua carriera, il mitico Tonino. Tra i vincitori di due edizioni del “Merano”, c’è da segnalare la doppietta di Miocamen che a 4 anni vinse con Pacifici in sella, finalmente riscattandone le giuste ambizioni; replicando a 6 anni con Maurizio Moretti in sella, sempre per la gloria della Razza Montalbano e del trainer Roberto Pozzoli, già “spalla” importante di suo padre Emi l io (Aegior, Conte Biancamano e Pigalle…) , con cui aveva fedelmente collaborato a tanti successi.

I gentleman rider ed il “Merano”

Andrea Donati con il suo Whispin è stato dunque il primo “amatore” a vincere questa corsa straordinaria. David Grey, neozelandese, con The Champ l’ha vinta nel 1978 davanti al compagno So snd So, mentre l’industriale milanese del gas Massimo Caimi è stato il più pervicace, passando dal tavolo del consiglio d’amministrazione della sua Sagal alle piste da corsa, sempre ben supportato dal suo trainer meranese Gianmaria Travagli.

Quarto con Wahoume nel 1986, addirittura secondo l’anno successivo a ridosso di Jean d’Amour e finalmente sugli allori nel’88, grazie a North Bay: Caìmi è stato per oltre un ventennio cavaliere affezionatissimo a Merano ed alle sue corse. Ed eccoci a cavalli che hanno anch’essi toccato il cuore di Maia. Come Something Special allenato da Bec de La Motte, protagonista di diverse annate tra gli anni Novanta ed i primi del Duemila. Per il trainer sceso dalla Normandia Something vince nel ’98, doppiando il successo dello sfangatore Ali Baba, sempre di Remì Cottin. Something Special, che già a due anni saltava i corridoi ad Argentan, era amatissimo dalla gente, ed ha contribuito al fascino della corsa che è epos, rappresentazione a volte anche drammatica ma traboccante di vita, di ricerca, di sfida, soprattutto di amicizia tra il cavallo e l’uomo.

Maia capitale

Nell’ultimo decennio, Maia – oggi rilanciata dal nuovo assetto societario, che ha portato
novità e appassionata determinazione – è sempre più cosmopolita. Non più un fatto di…
dicotomìa tra Italia e Francia ma sfida globale, allargata ai tedeschi, mattatori con Kifti e
Scaligero, ai polacchi ed ai Cèchi. Proprio il cèco Masini ha iscritto per la prima volta nel
2004 il nome di un cavallo di scuderia dell’Est nell’albo d’oro, seguito due anni dopo dall’acuto del compagno Kolorado, con cui Fuhrmann ha segnato la sua tripletta nel big event vendicandone la sconfitta patìta l’anno prima a tavolino, per un errore di percorso del fantino.

Un salto indietro: avevamo detto dello storico doppio di Lady M (vincitrice nel 1977 non solo del Merano, ma anche del Derby di galoppo con Don Orazio, del Nastro Azzurro del trotto con Esquipazar e del Jockey Club con Stateff): un anno dopo, dall’altra parte del mondo erano giunti The Champ e So and So per replicare il classico en plein per la giubba di Pat Samuel . Con la vittoria de l neozelandese, Maia apriva il respiro della sua corsa più bella ad una vocazione intercontinentale, non più solo internazionale.

Meranesi e altoatesini protagonisti

“La corsa della vita” è stata vinta anche da proprietari locali e da allenatori che avevano eletto Merano quale loro nuova patria. Su tutti, anzi primus inter pares, Paolo Trenkwalder con la sua Créme Anglaise. Il decano dei proprietari locali vincitori del Gran Premio è suocero di Pietro Cadeddu, già apprezzato fantino d’ostacoli (in auge nel Merano di Prince Pamir, seppure a tavolino). Poi, c’è stato Anton Vulkan di Bolzano con Ryan’s Daughter, nel 1979. Un altro sigillo tutto altoatesino! Un capolavoro la vittoria di Santoni, piegando Jet Moon montata da Colleo, ed un capolavoro di realismo anche il quadro che troneggia in sala bilance ad opera di Adriano Grasso o Caprioli che ha immortalato sulla tela la criniera della figlia Barton’s Brook del bolzanino Franz Waldthaler, titolare della Scud. Wolfi. E sempre suo Guidsun, il saltatore dai “polmoni deboli”, che dopo essersi visto strappare un’edizione nel 1982 per un “problema assurdo” di doping, si rifaceva l’anno successivo centrando la “corsa della vita” in stile perfetto, sempre con Alberelli in sella. Per Waldthaler sarebbe seguita un’altra replica nel 1984, ma con il 7 anni Amado (già vincitore a 4 anni) per la gioia straripante di Francesco Scaglione.

Né si può dimenticare Present Bleu di Birgit Regele, una giovane signora di S. Leonardo in Passiria che, nel 2002, aveva acquistato all’antevigilia del “Merano” il saltatore francese consigliatole da Remì Cottin. E che, allenato da Bec de La Motte, gabbava italiani ed ex connazionali. Negli ultimi anni sono cresciute formazioni importanti in Alto Adige: su tutti quella di Joseph Aichner e di Christian Troger. Anche per per loro è ormai solo questione di tempo… Perché è vero: la crisi non s’è arrestata un attimo nel falciare piste, protagonisti e passione. Ma quassù c’è qualcosa di magico o forse di santo… Perché la gente qui per fare ippica s’è presa per mano e piano piano coinvolge anche chi viene da più lontano… Infatti per un giorno, questa domenica, due mani destre si reincontreranno: quella di Paolo Favero e di Raffaele Romano. Amici e collaboratori un tempo, oggi avversari schierati su due fronti opposti. Ma “il ‘Merano’ è magia” e così Favero trainer e Romano jockey per la “Milano” (scuderia che divide i suoi saltatori tra i due importanti professionisti) che schiera Company of Ring ritentano un’avventura che li ha già salutati sodali e vincenti.

Ostacolismo tra vocazione e passione

Il “Merano” è insomma un richiamo suadente per tutti, ippici e non.! Al punto da essere “la

corsa”: un avvenimento nazionale, palpitante ed intrepido che Alberto Giubilo insieme a

Luigi Gianoli, entrambi “maestri” di tutti noi, sapevano trasmettere all’Italia tutta facendo

vibrare i cuori di passione e di speranza. Detto in un sospiro: l’anello di smeraldo recante due diagonali al posto di due file di diamanti, è venuto ad impreziosire la conca di Merano, diventando “La Scala” degli ostacoli.

Appunto Maia, dove i cavalli corrono sui tracciati dell’ippodromo più affascinante – ancorché tra i più piccoli – del mondo. Dove, se guardi il cielo appena un metro sotto i monti sovente incappucciati di neve, vedi una distesa di verde con un magico salta-e-gira che s’articola su 5.000 metri disseminati di 24 terribili ostacoli. A Maia si brinda alla vita, che qui davvero non manca di “fascino del rischio”. La riviera, l’oxer, la fence, il verticale. Questa corsa, anno dopo anno, simboleggia la métàfora della vita, confronto-scontro sugli ostacoli che ora la passione di un gruppo di uomini sagaci e intraprendenti vuole riportare ai fasti d’un tempo.

Miocamen che a 4 anni vinse con Pacifici in sella finalmente riscattandone le giuste ambizioni, replicando a 6 anni con Maurizio Moretti in sella, sempre per la gloria della Razza Montalbano e del trainer Roberto Pozzoli, già “spalla” importante di suo padre Emilio (Aegior, Conte Biancamano e Pigalle…) , con cui aveva fedelmente collaborato a tanti successi.

 

Quasi 80 anni di attesa e di brividi

Nel volgere degli ultimi lustri il mondo è uscito profondamente cambiato. In ogni settore… Cambiato, per non dire stravolto… E l’ippica non ha fatto eccezione, anzi! Ippodromi chiusi, il timone di settore in balia, più che in mano, di dirigenze fantasma hanno creato altrove una sorta di declino… Non a Merano, però, dove l’intraprendenza di un gruppo di operatori economici appassionati di cavalli e corse s’è rimboccato le maniche ed ancora una volta s’appresta ad alzare con entusiasmo e attese altissime il sipario di questa pista, di questo anfiteatro anzi di questa conca di bellezza inarrivabile: per mandare il scena il suo atto più eroico e sublime.

Per la 79ma volta, il Gran Premio Merano, coniugato a SouthTyrol che vuol dire “simbiosi tra la dirigenza di una Provincia ed il suo meraviglioso, irripetibile territorio”, lancia l’eterno dilemma: “Chi vincerà?” È dalle 9 di questo ultimo mercoledì di settembre che il mondo del galoppo se lo chiede … Già, chi vincerà fra i 14 al via di questo meraviglioso 5000, che presenta tra l’altro un enigma che il cuore ha risolto, ma fino all’ultimo metro resterà tale: appunto, un enigma.

Sì, perché lo scontro è titanico: il grande Joseph Vana conta su una pattuglia di valore; Guillaume Macaire, il francese già a segno qui a Maia con Tempo d’Or, seguito dalla doppietta di Le Rigoreux e ancora dall’affondo di Chercheur, presenta il temibile Defit d’Estruval con il gladiatore di classe Le Costaud che dopo aver brillato anni fa a Maia, è andato in bacino di carenaggio. Ma quest’anno è come resuscitato, e da Fonteinblau a Djeppe, per poi lanciarsi su Clairfontaine – eccellente palestra in vista del nostro big event -, ha inanellato usuccessi a iosa così da incutere, quanto meno, se non terrore almeno rispetto profondo. La corsa è riuscita perfettamente, con il numero 1 come sempre a lui, il campione uscente Al Bustan, autentico diesel postmoderno che galoppa per ore riuscendo infine a librarsi sul traguardo, tanto sa finire a velocità doppia… Ma questo “Merano” presenterà soprattutto un sauro dorato e volante, un 4 anni, dotato di autentiche stimmate: è Santo Cerro, che ha lasciato un Richard già vinto sulla carta, per lanciare la sfida ai titani europei della specialità.

Atleta freddo e misurato, lucido e volonteroso, agile e perfetto sui salti che sempre misura da lontano senza perdere velocità, eccolo, è lui la macchina atletica perfetta che ogni allenatore vorrebbe avere in scuderia. Santo Cerro si lancerà come al solito in avanti, facendo corsa d’attesa in testa? O starà fuori dalla mischia nella prima parte della maratona, per non imporre a cuore e polmoni, così’ come alle sue agilissime leve, una fatica prematura? Beh, queste soluzioni tattiche Greg Wroblewsky le ha già risolte. Lui conosce, anzi ha costruito giorno dopo giorno questo atleta fascinoso e possente: non per nulla Jo Bartos s’è preso licenza dal suo team, e anche domenica trasformerà la cravache in pennello e il dedalo di Maia in tavolozza: per appendere sul cielo di Merano il dipinto di una vittoria fra tutte la più bella ed attesa.
 


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patrizio

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#4

Messaggio da patrizio » 20/09/2020 - 21:15

Domenica 27 Settembre 2020 –

LXXXI GRAN PREMIO MERANO ALTO ADIGE € 250.000 (STEEPLE-CHASE INTERNAZIONALE) GRUPPO I
4 e oltre m.5000 (Perc. n.6)
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AIXOIS( 67½), AL BUSTAN( 67½), AMOUR DU PUY NOIR( 67½), ATHENA DU BERLAIS( 67½), BEAU SAONOIS( 67½),
BLINIS( 67½), BOUNWELL( 67½), BRIENNE DI TARTH( 64), BROUGHTON( 67½), BRUNCH ROYAL( 67½), BUKHARI( 67½),
CAFERTITI( 67½), CAPFERRET( 67½), CAPITOUL( 67½), CAPIVARI( 67½), COSI FAN TUTTE( 67½), CRACK DE REVE( 67½),
DATCHA DES MOTTES( 67½), DESERTMORE HILL( 67½), DESPERADOS( 67½), DIAMANT BRUT( 67½), DORIAN TANGO( 64),
DUKE IS BACK( 67½), DUSIGROSZ( 67½), ECHO DE BALME( 67½), ENOLA GAY( 67½), FLY FILO FLY( 67½),
GANGSTER DE CODDES( 64), IL SUPERSTITE( 67½), KAPJAHR( 67½), L'ESTRAN( 67½), LALDANN( 67½), LE COSTAUD( 67½),
LE MOULLEAU( 67½), MARTINSTAR( 67½), MENSCH( 67½), MEZAJY( 67½), MUSHRAE( 67½), NELLY DARRIER( 67½),
NORMANDY DELA VEGA( 64), NORTHERLY WIND( 67½), NOTTI MAGICHE( 67½), OLE CABALLERO( 67½), OSTRICH( 64),
PERSIAN DOLL( 67½), PITON DES NEIGES( 67½), POLINUIT( 67½), POLITIKAR( 67½), POWER ZAR( 67½),
PRINCE D'ORAGE( 67½), QUICK DAVIER( 67½), SAINT POURSAIN( 67½), SANTA KLARA( 67½), SCHWARZWALD( 67½),
SEA BATTLE( 64), SOLDIER'S QUEEN( 67½), TEMPERAMENT( 67½), VOLCANCITO( 67½), WEST COAST TIME( 67½),
WORLD SPEED( 64), ZANINI( 67½), ( 61 ) - ALL. 1 : STERNKRANZ,
Iscrizioni supplementari: Lunedì 21 Settembre entro le ore 12.00; € 750,00
Dichiarazione dei partenti: Giovedì 24 Settembre, entro le ore 9.30.
 


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#5

Messaggio da patrizio » 21/09/2020 - 9:49

Ho estrapolato un pezzo riguardante PAOLO FAVERO da un blog di giurista 81

PAOLO FAVERO





Paolo Favero nasce l'11.02.1963 da Alfisio Favero in quel di Sinigo e per sedici anni ignora cosa sia l'ippica. Passa le sue giornate con gli amici e vaga per le vie della provincia di Bolzano con un'inseparabile Vespa 50. Da quel che si legge non dimostra grande passione per lo studio, è iscritto alle superiori ma viene folgorato dall'ippica. Ha già sedici anni quando scopre questo sport, un pomeriggio insieme ad amici e cugini si reca all'impianto Maia e viene folgorato. Comincia a prendergli un'idea alquanto ardita e che potrebbe sembrare folle. Vende la sua Vespa 50, prosciuga il libretto alle poste e si compra un cavallo zoppo: Gran Gin. Siamo agli inizi degli anni '80, tempi in cui l'ippica non era attanagliata dalla morsa delle crisi. Per mantenersi sceglie la difficile via della gavetta da artiere, sembra inizialmente non retribuito. Sveglia presto alla mattina, cavalli da accudire e poi da lavorare, nonostante un peso troppo elevato che ne preclude persino la possibilità di fare il gentleman e di confrontarsi sotto gli occhi dell'amico pubblico locale. Non c'è solo questo, ma la grande scommessa, quella dalla quale veder sbocciare i frutti necessari per manlevarsi dagli eventuali sfottò e risolini di amici e parenti: c'è da recuperare Gran Gin da un infortunio a un tendine. Un ragazzo di sedici anni, bravo quanto vuoi, non può certo compiere il miracolo da solo, ed è per questo che Favero ha scelto il giusto ambiente. Aiutato dalle mani esperte dei dominus, rimette in piedi, giorno dopo giorno, la sua pazza scommessa, ma soprattutto ascolta i consigli dei veterani. È un Favero in formato allievo quello dei primi anni, attento a rubare il mestiere ai vari Pasqualino Mazzoni e Mattei, vecchie volpi del sistema e per i quali il giovane Favero diviene presto un utile supporto su cui contare. Gran Gin resta intanto fermo per oltre sei mesi, quindi prende le vie delle piste e diventa una mascotte dei cross country. Vince qualcosa come dodici corse, secondo alcune fonti diciotto, e contribuisce a infondere quell'entusiasmo che porterà Favero a scegliere la via che lo condurrà all'inevitabile sbocco da allenatore. Nel 1985 consegue la patente di assistente allenatore presso Bugatella, nell'estate del 1991 rileva invece, a Merano, il patentino da allenatore e inizia una lunga carriera a disposizione, inizialmente, della sola Franca s.a.s che poi diviene Scuderia Montefranco a partire dal 1992. Scuderia questa composta (almeno credo) da parenti dell'allenatore che ne è pure socio. I colori, nero con rombo e berretto fucsia, diventeranno il marchio di fabbrica dell'entourage Favero che manterrà la linea cromatica per tutto il suo corso riflettendola in altre svariate giubbe (Va.Ma di Dolzan e Schileo su tutte, con la prima giubba ricalcata sulla prima di Favero e la seconda, quella dell'Avvocato di scuderia, a fungerne da negativo), ivi comprese le due di Favero che cambierà livrea prima di passare al completo fucsia con cui oggi noi lo conosciamo.

 


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patrizio

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#6

Messaggio da patrizio » 21/09/2020 - 9:58

dal quotidiano ALTO ADIGE
9 AGOOSTO 2019


MERANO. Figuriamoci se si montava la testa uno come lui, icona del low profile anche dopo aver vinto tre Gran Premi Merano di fila. Domenica, dopo aver centrato lo straordinario traguardo della vittoria numero 500 da fantino professionista, poco dopo il termine delle corse ha salutato: «Domattina c’è da lavorare». È la serietà professionale di Raffaele Romano, ma non pensiate a un ragioniere dell’ippica: dietro a quella scorza c’è un (quasi) quarantatreenne con la verve di un ragazzo. Capace di sdrammatizzare se le cose non filano per il verso giusto, e di farsi sempre apprezzare da chi lo circonda. «Lasciatemi ringraziare tutti coloro che domenica mi hanno festeggiato» dice Romano. «Il pubblico, la Merano Galoppo, i colleghi. Una dimostrazione d’affetto che mi ha emozionato». Iceman sì, ma fino a un certo punto.

Il jockey vive a Merano dal 2007, anno del passaggio al professionismo. «Sono felice di vivere qui, ma non posso rinnegare le mie radici bresciane».

Dodici anni e 500 vittorie. Quando ha cominciato l’avventura, pensava fosse possibile?

Il mio sogno a dire il vero era montare al Gran Premio… È finita che ne ho vinti tre. Sapevo di poter ambire a tanti successi, quando Paolo Favero mi propose la carriera da professionista stringendo con lui un’alleanza vincente. È andata così.

L’allenatore di Sinigo, lei lo ha ribadito in più occasioni, è stato decisivo per la sua affermazione. Altre persone importanti che l’hanno aiutata nella sua carriera?

Sono tante. Di sicuro mio fratello Remo, che sin da giovane mi ha seguito e spronato. Ma anche Nisoli e Tanghetti, proprietari che mi hanno sempre dato fiducia e continuano a farlo. Poi Ilaria, la mia compagna. E Giulio Tomanin, “jolly” di scuderia.

Raffaele Romano in pista. In sella per gli allenamenti mattutini. Al tondino nelle vesti di allenatore a dare indicazioni. Ma sceso da cavallo, chi è Raffy?

In questo mestiere, almeno per come lo interpreto io, non si scende mai veramente da cavallo. Per me è un’esperienza totalizzante, h24. Ma si può fare, se il tuo lavoro e la tua passione coincidono. Le soddisfazioni ripagano i sacrifici.

Vacanze?

Qualche mezza settimana, un paio di volte all’anno.

Allora torniamo in pista. Chi è il collega fantino più forte?

Al momento il più completo è Joe Bartos. Prima, Dirk Fuhrmann. Anche se…

Anche se?

A dire il vero l’avversario più temibile è la bilancia. Per stare nel peso, ci combatto da sempre.

Un regime di dieta perenne: a quale piatto fa più fatica a rinunciare?

Per fortuna sono un amante della carne, che rientra nella mia alimentazione. La pasta però posso concedermela solo raramente.

Il cavallo del cuore?

Almeno due. Sharstar e Live Your Life.

Il cavallo più forte, magari inespresso al suo massimo potenziale?

Chic Anti Shock. Senza infortuni, avrebbe potuto vincere il “Merano”.

Il cavallo del presente?

Live Your Life di Christian Troger, proprietario eccezionale.

E quello del futuro? Può essere L’Imperdibile, con cui ha conquistato la vittoria numero 500?

Ha le caratteristiche per diventarlo. Ma pronto a debuttare in ostacoli c’è anche Watch Tomorrow: in lui rivedo qualcosa del carattere di Sharstar, tranquillo e freddo.

Il fantino del futuro?

Gabriele Agus, il mio allievo, sta crescendo. Speriamo migliori ancora.

Cinquecento vittorie da professionista, ma prima Romano ne aveva accumulate altre 300 sugli ostacoli e una novantina in piano nella parentesi da gentleman rider. A caccia di quota mille?

Al momento non ci penso. Ho 43 anni, fisicamente mi sento ancora bene ma prima o poi dovrò smettere.

C’è tempo, Raffy.

Vedremo...



Markus

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#7

Messaggio da Markus » 21/09/2020 - 9:59




Markus

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#8

Messaggio da Markus » 23/09/2020 - 10:11



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patrizio

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#9

Messaggio da patrizio » 23/09/2020 - 17:02

Si è tenuta nella odierna mattinata nella sala bilance dell’ippodromo di Maia la conferenza stampa di presentazione del 81° Gran Premio Merano Alto Adige. presenti il sindaco di Merano Dr.Paul Rösch , l’Assessore al Patrimonio del Comune di Merano Nerio Zaccaria, il vice presidente dell’azienda di Soggiorno di Merano Enzo Coco, l’ideatore del Merano Wine Festival Helmuth Köcher, Kathrin Erschbamer in rappresentanza del mondo haflinger e naturalmente per la Merano Galoppo il Presidente Gianni Martone ed il vice Presidente Dr.ssa Clara Martone con Mario Pirone.

Il meeting del Gran Premio Merano Alto Adige quest’anno si svolge il 26 e 27 settembre, due giorni di grandi corse, ospiti internazionali, mondanità, con una serie di appuntamenti di alto profilo. In particolare, sabato 26 si disputano il 76° Premio delle Nazioni memorial Marco Rocca Gruppo II, la LXVI edizione della Gran Corsa Siepi di Merano Aimo Immobilien Gruppo I, il Premio Steeple Chase d’Italia memorial Mario Argenton Gruppo II e la terza edizione del  Gran Premio Haflinger, da quest’anno memorial Richard Plank.

Domenica 27 è il giorno del 81° Gran Premio Merano Alto Adige, Gruppo I, senza dimenticare il 12° Gran Criterium d’Autunno – Trofeo Il Pido Gruppo I, e la Corsa Siepi dei 4 anni- Red Moon Apple Gruppo II. Il campo dei partenti verrà formalizzato mercoledì 23 settembre (oggi per chi legge), nella storica sala bilance dell’ippodromo, alle 9.30 si verrà a comporre la lista dei partecipanti alla corsa clou del nostro ostacolismo nazionale.

Al Gran Premio Merano Alto Adige ben si abbinano i concetti di moda e glamour, pertanto mentre nell’elegante area riservata ai partner ed agli sponsor , ospiti ed invitati troveranno una calorosa accoglienza, tutto il pubblico sarà immerso in un’atmosfera di grande eleganza e fascino. La dama più elegante poi, nell’ambito dell’elezione di Lady Fashion 2020, verrà votata e premiata da una attenta giuria, mentre nelle diverse aree dell‘ippodromo acrobati, musicisti, ballerine ed artisti con le loro esibizioni intratterranno il partecipe pubblico  presente. Eleganza e magia troveranno quindi vari modi di espressione, cosi Andrea Casta, violinista elettronico, ci trascinerà nel vortice musicale con il suo ineguagliabile archetto luminoso. Entertainer italiano tra i più richiesti al mondo eletto best performer del Dance Music Awards, porterà sul palco un’esperienza artistica unica. Lara Ribichini, bailaora eclettica e di fama internazionale,porterà in scena emozioni e profumi di Spagna col chitarrista Martin Alessandro Adler, con il più passionale tra i balli nel panorama mondiale del Flamenco. E ancora Elsa Cipriani e Luca Condello, due stelle di balletto classico dell’Arena di Verona, i quali hanno calcato i più importanti palcoscenici internazionali ed il cantautore romano Thomas Grazioso protagonista nei più importanti palinsesti Rai e Mediaset nonché attore di successo.
Dopo il notevole successo delle ultime edizioni, verrà riproposto in un format adeguato alle disposizioni inerenti la sicurezza, il “Merano Wine Festival meets gran Premio Merano” di Helmuth Köcher, con le inebrianti degustazioni di ottimi vini selezionati e delle specialità gastronomiche, negli appositi spazi sul parterre dell’ippodromo.

Sabato 26 non mancherà la musica dal vivo con Note al Galoppo nel parterre con graditi ospiti Sandro Grinzato e Maurizio Degasperi mentre domenica 27 tornerà nuovamente a Maia un personaggio graditissimo e coinvolgente come Filippo Merola, entertainer e showman di fama nazionale molto apprezzato capace di intrattenere e coinvolgere il pubblico come pochi.  La Merano Galoppo allestirà inoltre un maxischermo sul parterre per permettere al pubblico di non perdere nulla delle corse e dei vari show.

Per poter garantire al pubblico intervenuto due giornate spensierate ed in assoluta tranquillità, nella incomparabile atmosfera delle corse all’ippodromo di Maia, l’organizzazione dell’evento ha predisposto un protocollo in merito alle misure di prevenzione e sicurezza sanitarie.  Cosi sulla tribuna grande sono stati predisposti unicamente posti assegnati, tutti numerati e distanziati. Una apposita tribuna stampa è stata allestita per giornalisti e operatori internazionali, mentre proprietari, allenatori ed atleti troveranno posto riservato sulla tribuna piccola. Per ospiti ed autorità verrà, invece, allestita la bellissima Events Area  nel verde del parco in prossimità del tondino.

Sono in esaurimento i tickets messi in prevendita, gli ultimi disponibili potranno essere acquistati on line sul sito www.ippodromomerano.it  oppure presso gli ufficio di Borgo Andreina in via Scuderie 37, l’apposito stand in via Cassa di Risparmio oppure nella giornata di sabato 26 settembre direttamente all’ippodromo durante il convegno di corse .

Sabato 26 settembre l’ippodromo aprirà alle ore 12.00 con servizio ristorazione e intrattenimento musicale, prima corsa prevista per le ore 14.00. Domenica 27 apertura ore 12.00 con servizio ristorazione, le degustazioni delle proposte  di Helmuth Köcher in ambito Merano Wine Festival 2020 ed i vari show d’intrattenimento che accompagneranno l’intero pomeriggio. Prima corsa  ore 13.00.


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patrizio

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#10

Messaggio da patrizio » 23/09/2020 - 17:18

LXXXI GRAN PREMIO MERANO ALTO ADIGE € 250.000 (STEEPLE-CHASE INTERNAZIONALE) GRUPPO I
4 e oltre m.5000 (Perc. n.6)
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1) AL BUSTAN( 67½),  10    67,5         M.STROMSKI
2)  CAPITOUL  (L)    Cb 8    67,5         D.PASTRUSZKA
3) IL SUPERSTITE  Cbo     67,5           GAB. AGUS
4 LE COSTAUD Cs9           67,5            J.REVELEY
5) L'ESTRAIN Cb 7             67,5          j.BARTOS
6) MARTINSTAR Cgr 8       67,5           Jan.KRATOCHVIL
7) NORTHERLY WIND Cb 8 67,5           J.FRALTEJESEK
8) NOTTI MAGICHE  Cb10   67,5         A.POLLIONI
9) QUICK DAVIER Cbo 67,5                RAF.ROMANO
10) SOLDIER 'S QUEEN 67,5                S.COLAS
11) VOLCANCITO          67,5            P.jr SLOZIL
12) ZANINI                      67,5           J.MYSKA
---------------------------------------------------------------------------------------------------
LE COSTAUD torna sul luogo del misfatto, sbaglierà anche quest'anno percorso ?
Fara la solita passeggiata vincente ?
 


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#11

Messaggio da patrizio » 26/09/2020 - 19:56

Merano. Signore e signori il Merano, madames et messieurs le Merano, ladies and gentlemen the Merano! La corsa che ci ha fatto amare dai francesi, che ci ha fatto conoscere nella terra di sua maestà la regina. Ha due gemelli la corsa, il gran National di Aintree ed il gran steeple di Parigi, ovvero il sangue blu delle corse in ostacoli. È nato in una mattina uggiosa, confortato dal numero (dodici) e dai nomi di cavalli degni del Merano che ne hanno elevato lo spessore tecnico rendendolo uno dei più affascinanti degli ultimi anni. Per portarlo da un significativo nove ad un dieci tondo tondo basta la presenza di Le Costaud, il sauro di Francia che riporta alla mente Or Jack, il biondissimo invincibile che di Merano ne vinse tre mancando il quarto per mera sfortuna.

Le Costaud ha evitato le restrizioni francesi del Covid che hanno colpito alcuni suoi conterranei per tornare a Maia con la quale ha un conto aperto dalla stagione scorsa quando un errore di percorso strappò un Oh alla tribuna e lo estromise dalla corsa. Mr Macaire l’allenatore francese che lo ha in custodia ha studiato meticolosamente il percorso per portare il suo prediletto al Merano in condizioni scintillanti e guarda tutti dall’alto in basso. La Marsigliese bussa alla porta come spesso ha fatto nel corso degli anni e una lustratina al disco sarà meglio metterla in preventivo. C’è un record in questo Merano, la presenza di cinque giubbe di scuderia. Non ci sono né ricordi né riscontri che in un gruppo uno sia in piano come in ostacoli siano stati schierati cinque compagni di colori. Un record che in questo Merano in tempi di Covid è uno splendido fiore all’occhiello della corsa. Sono le giubbe giallonere di Herr Aichner, il proprietario di Sarentino che vive e scalpita per il gran premio. L’anno scorso con L’Estran seppe catturarlo facendo presenza con tre suoi allievi, in questa edizione ci riprova con cinque, L’Estran indiscusso capitano di compagnia, Notti Magiche luogotenente, Zanini guastafeste, Martinstar e Il Superstite fanteria d’assalto. Cosa dire? Che i tremendi cinquemila del Merano e soprattutto gli ultimi cinquecento metri quelli che pesano come un macigno su gambe e polmoni saranno il solito prezioso alleato per L’Estran che, più si allunga la distanza più carbura e si trova a suo agio. Nel Merano dei nostri ci sono i nomi di Christian Troger e Paolo Favero. E come avrebbero potuto mancare? Il proprietario di Lana che avrà di che divertirsi nella gran siepi con Live Your Life e nei tre anni con Makito schiera quello che da sempre è stato trattato come uno di famiglia, con tutte le premure del caso: Quick Davier. La qualità dell’ex francese non è un oggetto misterioso, è nota a tutti. Rimane il dubbio della condizione che non si è potuta vedere nel MIPAAF per una caduta e che rappresenta sempre un rebus dopo le lunghe cure. Paolo Favero tornato recentemente a conoscere il dolce sapore delle vittorie affida le insegne di Lydia Olisova a Capitoul, un otto anni recentemente in cospicua crescita che decisamente potrebbe dire la sua. C’è Al Bustan che a Hemingway avrebbe suggerito il libro il vecchio e Maia per le sue incursioni sul verde cupo dell’ippodromo. Il Merano l’ha già vinto ma il trascorrere delle stagioni ha alleggerito il suo proverbiale finale. Occhio però, perché in una corsa come il gran premio l’esperienza paga sempre. Northerly Wind è la minaccia sostanziosa che viene dall’est. Da tempo ha nel mirino la corsa dei milioni e cosa sia capace di fare lo ha già dimostrato proprio qui a Maia. Batte i colori del dr Charvat, un personaggio che con i cavalli buoni ha un feeling particolare e che ama smisuratamente Maia ed il suo ippodromo. Il Merano sarebbe la ciliegina su una torta ricca di eleganti fette. Il francese Soldier’s Queen che è riuscito ad evitare il cordone sanitario del Covid nella terra di Maria Antonietta non è decisamente un primaserie. Frequenta i buoni handicap d’oltralpe senza eccellere ma attenzione perché un soggetto da handicap francese potrebbe valere i migliori. Volcancito porta in corsa i colori di Orfeo Bottura. Questo signori è il Merano.
Claudio Mantovan
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patrizio

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#12

Messaggio da patrizio » 29/09/2020 - 10:28

Merano. Per il secondo anno consecutivo, il Gran Premio Merano Alto Adige si tinge di giallonero! La formazione capitanata da Josef Aichner riesce nell'impresa di rivincere a distanza di dodici mesi la corsa delle corse, grazie allo splendido L'Estran. Andiamo a prendere direttamente sulla pista, appena tagliato il traguardo il suo Magic Jockey Josef Bartos che non ha sbagliato praticamente nulla in sella al suo allievo. «Sapevo di averlo nella condizione migliore, ma temevo comunque Le Costaud. Il ritmo costante durante tutto il percorso ci ha agevolato, con il mio che ha potuto rilassarsi saltando in maniera impeccabile. Ad un certo punto quando ho visto Le Costaud in difficoltà ho pensato che avremmo partecipato anche noi all'arrivo anche se prima del verticale il mio pareva più stanco del nuovo battistrada Northerly Wind. Ho provato a rimanere attaccato alla coda dell'allievo di Jan Faltejsek, che intanto aveva provato la soluzione di forza. Il mio allievo, che ha nella testa la sua arma migliore, ha rifiatato nella scia di Northerly Wind e appena in retta ho approfittato dell'allargamento dell'allievo di Tuma per infilarlo. A quel punto L'Estran mi ha preso il "via" e a quel punto non ho più avuto dubbi sul risultato». Fa un tuffo alla Frankie Dettori, Big Joe Bartos, davanti al palo d'arrivo che l'ha consacrato per la seconda volta consecutiva re di Maia. Incontriamo un commosso Pepi Vana che con le lacrime agli occhi, ci abbraccia e racconta cos'è è vincere il Merano da trainer. «È il secondo, non riesco a trattenere l'emozione. Da jockey vincerlo è bellissimo, ma da trainer è meraviglioso». Gli fa eco il proprietario Josef Aichner che si è portato dietro tutta Sarentino per tifare giallonero: «Come negli stadi, il tifo serve a qualcosa e i miei fan sono in estasi vedendo un portacolori che io definisco "loro", di tutta la popolazione di Sarentino, che ormai di domenica in domenica, segue le gesta dei miei portacolori. Io e il mio allenatore l'abbiamo preparata al meglio, come fosse una partita a scacchi. Schierare cinque punte non è stato fatto a caso. Abbiamo creato un'azione di “disturbo” al favorito, sacrificando più di un nostro allievo: i fatti ci hanno dato ragione». Può cominciare la festa in tribuna, che si protrarrà per l'intera serata.

Veniamo ai battuti, con in testa un Jan Faltejesk soddisfatto a metà. «Mi ero fatto la bocca dopo il “muro”, Northerly Wind aveva fatto tutto bene sin lì, pensavo di arrivare fino in fondo, ma quando all'arginello mi è saltato addosso L'Estran ho capito che per il mio sarebbe stata dura«. Usciamo sconfitti ma a testa alta.

Raf Romano era partito con il tifo del popolo di Maia: «Purtroppo il mio Quick Davier è nato sfortunato. Nonostante mezzi sopra la media, non riesco a trovare la giusta quadra. Anche oggi, una caduta ci ha tolto di mezzo. Avevamo fatto tutte le cose a modo, lavorando sul fisico "delicato", ma la dea bendata deve avere un conto in sospeso col mio allievo. Ci rifaremo». Deluso della prestazione del suo allievo, ma felice per la vittoria del collettivo, Alessio Pollioni dice di aver trovato un Notti Magiche spento, non all'altezza dei giorni migliori. «Mi ha fatto duemila metri di corsa, poi non galoppava più. Sono dispiaciuto perché ci tenevo a fare bella figura in sella a un cavallo che amo».Infine, si dice soddisfatto Steven Colas del terzo posto del suo Soldier's Queen: «Eravamo al debutto assoluto sul percorso e abbiamo pagato dazio, ma la prova odierna, ci è servita per prendere le misure. Torneremo l'anno prossimo, convinti di poter vincere».
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#13

Messaggio da orecchielunghe » 29/09/2020 - 10:50

Come molti sanno non seguo le corse in ostacoli, comunque ho letto da più parti che Le Costaud era visibilmente in condizioni fisiche precarie, qualcosa si era notato nella precedente corsa in Francia, ma ciononostante è stato ugualmente schierato.
Purtroppo ha subìto un infortunio al nodello, carriera finita ed immagino un meritato pensionamento al prato, ma anche senza questo problema non avrebbe potuto partecipare alla lotta per la vittoria.
se tutto va bene siamo rovinati



Markus

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#14

Messaggio da Markus » 30/09/2020 - 8:30

orecchielunghe ha scritto:
29/09/2020 - 10:50
Come molti sanno non seguo le corse in ostacoli, comunque ho letto da più parti che Le Costaud era visibilmente in condizioni fisiche precarie, qualcosa si era notato nella precedente corsa in Francia, ma ciononostante è stato ugualmente schierato.
Purtroppo ha subìto un infortunio al nodello, carriera finita ed immagino un meritato pensionamento al prato, ma anche senza questo problema non avrebbe potuto partecipare alla lotta per la vittoria.

In effetti il francese è stato richiamato dal tondino dai commissari perché zoppicava visibilmente. Probabilmente su pressioni esterne, soprattutto per non dover rimborsare le scommesse sul favorito, l'hanno fatto partire lo stesso.
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